L’ALFIERE DEI SOGNI
Poesie di Claudio Rampin
Eventual-mente Edizioni (sett. 2005)
€ 5,00
Le leggi della relatività e l’odierno nichilismo ci insegnano che oggi il tutto è niente, e dal niente può svilupparsi il tutto. La letteratura corrente è continua evoluzione e ricerca di qualcosa di nuovo. Questi caratteri della post-modernità, le ambiguità e i dubbi del dogmatico futuro, ma anche le emozioni, oggi fortunatamente rivelate “a pelle”, riscontriamo nella silloge poetica di Claudio Rampin dal titolo “L’alfiere dei sogni”. Silloge che a prima lettura ci dà il senso di una lettura gramsciamente intesa, nel senso di arte che rivolti eticamente lo stato di cose attuali, e heideggerianamente ispirata, come ricerca interiore e continua domanda sulla condizione di miseria dell’umanità. Il florilegio si staglia attraverso quattro fasi che poi sono quattro diverse chiavi di lettura: “Attese”, dedicata ai disabili, e quindi a sfondo manifestamente sociale; “Sintomi d’amore”, dedicata ai malati d’amore, intendendo la “malattia d’amore” la suprema patologia dei giorni nostri; “Intrecci dell’animo”, dedicata ai “nodi morbosi che strangolano e bloccano il respiro del lieto vivere”, rasentando nel dubbio che ci trafigge l’ignoto verso il quale viaggiamo; e “Dedicato 2”, fase interamente dedicata alle donne come piacevoli accostamenti ai sentimenti.
E’ uno snodo, quello della poesia di Claudio Rampin, che si affranca attraverso quattro pensieri dominanti, ciascuno dei quali di per sé potrebbe andare a costituire argomento di una raccolta indipendente e soggetto di dissertazioni poetiche. Nella sezione prima, intitolata dall’autore “Attese” e dedicata ai disabili, o meglio, ai problemi irrisolti dei disabili. La seconda sezione, “Sintomi d’amore”, il cui sottotitolo recita “ai malati d’amore, perché è…d’amore che vanno curati”, si apre con la lirica “Spirito d’amore”, perfetto messaggio d’amore, per come l’amore viene vissuto tra le giovani generazioni, senza infingimenti o orgogli stupidi. La sezione terza, intitolata “Intrecci dell’animo”, ci conduce a riflettere sul dubbio che ci attanaglia le strade della nostra esistenza. L’ignoto, una strada che percorriamo tutti, ma che tutti facciamo finta di non percorrere, per dimostrarci agli altri sicuri di noi stessi e vincenti, mentre il nostro essere è caducità, accorgendoci nella fase terminale di questa esperienza terrena che le cose che hanno avuto un senso sono state davvero molto poche. La quarta ed ultima sezione, dal titolo “Dedicato 2”, è interamente dedicata alle donne. A piè di pagina di ogni poesia si leggono tanti nomi. Tanti nomi di donna rivelatrici di altrettante storie, e per ogni donna e per ogni storia il poeta ha un pensiero diverso. La silloge è arricchita, nella sua parte iniziale, da un’introduzione dell’autore stesso, che ci pare una promessa molto appropriata.
Claudio Rampin conclude con poche semplificate parole: “così le parole non saranno più soltanto mie, grazie”. Ci sembra che il Rampin sia riuscito nel suo intento. Le parole sono davvero diventate le parole di tutti, perché è questo il segreto della poesia: parlare anche per chi non ha voce, (o soprattutto per chi non ha voce!). E Claudio Rampin lo ha fatto, ha pensato, ha parlato, ha sofferto anche per tutti noi, in una silloge che partendo dal sociale e approdando al personale dà esiti di eccellente poetica.
(Sintesi dalla prefazione di Adalgisa Biondi)
|